SAN MAURO MARCHESATO


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Rajani chiarisce?

NOTIZIE POLITICHE E AMMINISTRATIVE


Da Crotonese di giovedì 4 marzo, pag. 26

Il Sindaco di San Mauro chiarisce la sua posizione in merito agli schieramenti elettorali
Risponderò solo ai miei cittadini

Riceviamo e pubblichiamo
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Se guardiamo alla vicenda politica italiana senza rincorrere affannosamente il filo delle tante polemiche correnti, ma cercando di collocare gli avvenimenti quotidiani in una più ampia prospettiva temporale, non è difficile accorgersi di un fatto di indubbia portata, e che non è forse esagerato definire di valore storico.

Da parecchi anni, oramai, il sistema politico italiano non è più un sistema bloccato, ma si va configurando, sia pure in modo un po' scomposto e confuso, come una democrazia dell'alternanza.

Al momento delle elezioni politiche, infatti, gli elettori non sono solo chiamati a nominare i rappresentanti parlamentari, ma anche a scegliere, contestualmente, un possibile governo. Sia pure non formalizzata in alcuna disposizione scritta, questa procedura si è imposta oramai da circa un decennio. Inoltre, essa viene comunemente considerata, tanto dall'opinione pubblica quanto dalle forze politiche, come la maniera più adeguata di regolare il rapporto tra governanti e governati.

Dall'unità d'Italia in avanti, ovviamente non considerando il ventennio fascista nel quale furono soppresse le libertà politiche e civili, per oltre centodieci anni il sistema politico del nostro paese è stato un sistema bloccato, nel quale lo spazio delle forze di governo era delimitato da maggioranze, certo variabili, ma comunque formate con il bilancino.

L’ Italia non ha mai conosciuto alternanza di governo, bensì un susseguirsi di regimi si potrebbe chiosare adoperando un efficace e polemico slogan. Le elezioni non servivano a definire, sia pure attraverso lunghi periodi di prevalenza di un determinato orientamento politico, una maggioranza incaricata di governare, ma confermavano sostanzialmente, con piccole variazioni, il governo preesistente. Semmai le aggiustature e le variazioni avvenivano indipendentemente dal risultato elettorale sulla base di calcoli, scambi, contrattazioni interne alla classe politico parlamentare.

Dal 1994 in avanti, invece le elezioni politiche sono di ventate il momento centrale della vita pubblica e agli e lettori è rimessa non una generica potestà di designare dei deputati che in parla mento si comporteranno a loro grado, ma di scegliere fra maggioranze alternative. Queste una volta designate dovrebbero restare immutate per l'intera legislatura.

Per usare ancora una volta uno slogan, molte volte più efficace di mille parole potremmo dire che l’Italia sta passando da una fase caratterizzata da un sistema della rappresentanza arcorato al proporzionale, tipico di una società arretrata, i tutto inserita nella tradizione storica italiana, un popolo di guelfi e ghibellini, ad uno basato sull'alternanza, più dinamico, più in linea con una società complessa. E tutti coloro che in questa fase di passaggio si trovano ad amministrare la cosa pubblica nel mio caso una piccola comunità, sperimentano sulla propria pelle questo periodo d'incertezza e di confusioni della vita politica italiana e la vivono, io almeno la vivo con sofferenza. E ne sento tutto il peso e tutta la responsabilità. E cerco di non farmi trascinare dalle code maligne di questo marasma.

Questo certamente non per alterigia intellettuale né con l'intento d'isolarmi, ancor peggio d'isolare la mi comunità. Ma solo perché gli amministratori locali no sono interessati alle chiacchiere. E all'abitudine del dire preferiscono, ed antepongo, alcuni anche inconsapevolmente, la cultura del far E del saper fare. E con questo impegno e questo lavoro quotidiano cercano di risolvere la miriade di problemi dei loro cittadini.

Anche se, debbo confessarlo con rammarico ed amarezza, se penso alla mia breve esperienza amministrativa, e politica, qualche volta, senza volerlo, si resta coinvolti in querelle che non appassionano. E il più delle volte tirati per i capelli e nostro malgrado si partecipa, anche se indirettamente, a questo buffo teatrino della politica. A cui, e qui parlo a titolo personale, non appartengo per storia, per cultura e per indole. Come mi è successo in questi ultimi giorni. Ed allora per cercare di chiarire la mia posizione una volta per sempre e, mi auguro, definitivamente, mi preme fare alcune precisazioni. La prima. Non c’è mai stato un mio interessamento per ottenere una candidatura alle prossime elezioni regionali. Quelle del 28 e 29 marzo 2010. Se il mio nome ha aleggiato è solo perché il sottoscritto data una vecchia amicizia e una vecchia frequentazione con la famiglia Scopelliti. Ben prima che Beppe Scopelliti fosse candidato a presidente delle regione Calabria.

Fatta questa precisazione mi corre l’obbligo di dichiarare, senza infingimenti ed ipocrisie, prima che qualche anima bella si faccia prendere da attacchi di panico o da isterismi fuori luogo, che in questa tornata elettorale io sosterrò Scopelliti. Per un desiderio che mi accomuna a tanti calabresi. Il cambiamento. Che si può, ed aggiungo io, si deve realizzare.

Fatta questa premessa, che era per me doverosa, mi piace fare un'altra precisazione. E che riguarda la mia collocazione politica, che in questo momento è fuori discussione. Per una semplice ragione. Pur essendo un uomo di sinistra ho piena consapevolezza dei limiti di questa mia appartenenza, dal sapore dolcemente nostalgico, e che, forse, non è più proponibile. È superata dai tempi. Appartiene ad un mondo che non esiste più. Quando il sistema politico era di tipo proporzionale, e non maggioritario come oggi. Dove a contare non sono più le ideologie e le vuote appartenenze. Ma le cose fatte e realizzate, e il giudizio che di queste cose fatte e realizzate danno gli elettori, che con il loro consenso, o il loro dissenso, determinano l'alternanza e che ti giudicano per il lavoro svolto.

A prescindere dal tipo di cravatta che uno indossa. Che non è detto che debba essere sempre ed esclusivamente di colore rosso. Che tra l'altro per restare nella metafora non è l'unico colore che racchiude in se tradizioni, valori, lotte ed ideali. Tranne che non si abbia della politica, e della vita, una visione piattamente monocromatica.

In questo senso, e per questi motivi, io non sosterrò il presidente uscente delle regione Calabria, Agazio Loiero, che in questi cinque anni non ha governato la Calabria. E che dovrei votare solo per un logoro e falso senso di appartenenza. Mentre di contro lui e la sua giunta non hanno fatto nulla per alleviare le sofferenze dei calabresi. E non l'hanno rivoltata come un calzino come pure avevano promesso durante l'ultima campagna elettorale. E che, come ulteriore aggravante,in maniera scientifica, hanno trascurato, danneggiandolo, questo territorio, il territorio della provincia di Crotone, che pure nelle elezioni regionali del 2005 aveva premiato il centro sinistra con la più alta percentuale di voti tra tutte le provincie calabresi.

Per finire due parole sull'amministrazione che io mi onoro di guidare. Che, in questo momento, non è direttamente interessata alla competizione elettorale. Non solo perché, ed è bene ricordarlo agli sbadati e smemorati di turno, sempre gli stessi, i soliti noti, a San Mauro non si vota per eleggere il sindaco e l’amministrazione comunale. Ma anche, perché , al di là delle mie scelte personali, io credo di avere contratto un solo obbligo. Con i sanmauresi. Che mi hanno dato la loro fiducia e mi hanno conferito il mandato per essere governati per cinque anni. E solo a loro mi sento di rispondere e a nessun altro. E solo da loro a fine mandato dovrò essere, e sarò, giudicato. Per le cose che avrò fatto, e realizzato. E per gli impegni assunti, e mantenuti. E non per la mia appartenenza a questo o a quel partito.

Levino Rajani

Sindaco di San Mauro

Marchesato


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